Coloranti alimentari Sari: tutto il colore dell’Etna

DSC_1988

Coloranti alimentari Sari: tutto il colore dell’Etna

Colorare, senza limiti, le vostre creazioni in cucina: una torta certo, una crema, ma anche pasta, pane o un risotto. I coloranti alimentari sono un fedele alleato ai fornelli e vale la pena scoprire come vengono prodotti e come si possono utilizzare.
Prima di tutto coloranti no waste. Alla base della filosofia Sari c’è il rispetto per la natura che passa anche dal minor spreco possibile. I coloranti nascono come additivi alimentari che, per la maggior parte, derivano da fonti di origine naturale (non tutti però): basti pensare alle carote, agli spinaci o alla barbabietola.
Da Sari cerchiamo di sfruttare il potenziale che hanno i vegetali creando, con scarti o materiale in esubero, i nostri coloranti alimentari. Ogni ingrediente viene essiccato e successivamente trasformato in polvere, nel massimo rispetto del prodotto: il rosso dei pomodori gonfi di sole certo ma anche, durante la vendemmia, il viola che vira al blu delle vinacce. Sono coloranti che giocano con le tavolozze degli artisti, in comode boccette da svitare e utilizzare a piacere, magari mixandole insieme. Un ulteriore valore aggiunto è il potere nutritivo che questi coloranti mantengono dopo la lavorazione. L’arancione è ricco di carotene e vitamina A, antiossidante per eccellenza; anche il viola ha proprietà antiossidanti e anti infiammatorie grazie agli antociani; il verde infine è carico di acido folico e vitamina A grazie agli spinaci essiccati.

Questo lavoro meticoloso viene fatto per garantire la massima qualità e resa e per raccontare, ancora una volta, una storia tutta siciliana. Le verdure che selezioniamo crescono alle pendici dell’Etna e, grazie alla trasformazione effettuata da Sari, si adattano perfettamente ad ogni tipologia di regime alimentare, crudista compreso, merito di una temperatura di lavorazione che non supera mai i 42 gradi.

Come utilizzarli?

I coloranti alimentari Sari si prestano ad ogni preparazione, sia creme che liquidi o paste. Basterà aggiungere poco colore per volta, amalgamarlo bene e proseguire, eventualmente, aggiungendo un’altra piccola quantità.
Una piccola accortezza: i coloranti in polvere tendono ad asciugare la preparazione quindi verificare, a colorazione ultimata, la giusta consistenza dell’impasto e, nel caso, regolare con i liquidi.

UN COLORE PREZIOSO

Lo zafferano, un discorso a parte. Quando si parla di colore è impossibile non pensare al giallo di un risotto alla milanese, così vibrante e acceso. Ma lo zafferano  è un capitolo a parte nel panorama dei coloranti naturali, un elemento prezioso da maneggiare con cura se si desidera ottenere il massimo dalle sue proprietà. Il nostro oro rosso, così viene definito lo zafferano siciliano, si trova perfettamente a suo agio in Sicilia e, grazie al clima e all’ambiente in cui cresce, regala sfumature di sapore davvero uniche: ha bisogno di sole, è in grado di reggere alte temperature e nel contempo climi rigidi, cosa che permette di coltivarlo fino a 1200 m di altezza. Diciamo che ha trovato il suo buen retiro sull’Etna! Ciò che rende lo zafferano un ingrediente speciale è la difficoltà di reperirlo in grandi quantità: richiede una mondatura manuale, la pianta produce fino a quattro fiori dai quali è possibile estrarre tre pistilli ciascuno. Basti pensare che per ottenere un grammo di zafferano servono fino a 150 fiori. Riuscire ad assaporare uno zafferano puro significa entrare in un mondo dal sapore indimenticabile: leggermente amarognolo, dall’odore intenso, caldo e avvolgente che ben si discosta dalle numerose imitazioni che si possono trovare in commercio. Come utilizzarlo al meglio? Macerando i pistilli in un mortaio (aiutandosi con un foglio di carta forno alla base per non perdere stimmi che rimarrebbero sul fondo) e utilizzandoli in polvere nelle pietanze; facendo un infuso nel latte per dolci profumatissimi (ideale abbinare lo zafferano al miele) o nel brodo per un risotto perfetto! Fondamentale, per non rovinare il prodotto, evitare di cuocerlo troppo o friggerlo.

Lascia un commento